La solitudine come incontro

Raramente capita di trovarsi in una sala d’aspetto in ospedale e non incrociare persone dal volto sofferente, preoccupato, inquieto. Oggi però è successo a me. Ho accompagnato una signora di Noto a fare un esame che dura più di due ore a Ragusa e a farmi compagnia sono soltanto la sua borsa appoggiata su una sedia, un bancone e pavimenti blu che, con molta immaginazione, mi fanno pensare al mare e al cielo. In più non c’è campo e quindi il cellulare è fuori uso. All’inizio, questa situazione mi ha suscitato alcune domande: Cosa farò qui tutto questo tempo? Come occupare queste ore? Mi annoierò? Guarderò di continuo l’orologio nella speranza che il tutto finisca presto?

E invece, con mia grande sorpresa, niente di tutto ciò: comincio a pregare le lodi e mi sento in contatto con tutta la Chiesa, con il mondo e il cuore si dilata alla preghiera per tutti e, soprattutto, per coloro che varcheranno le porte della “medicina nucleare” dove mi trovo io. Già non mi sento più sola e la noia non mi appartiene. Sperimento (come spesso mi capita) la compagnia di Dio e degli uomini, anche di coloro che non conoscerò mai. Poi leggo la Parola di Dio del giorno e comincio a meditare. Tanti volti attraversano la mia mente, mi ricordo le persone che mi hanno trasmesso l’amore di Dio e innalzo la mia preghiera per tutte le fragilità, le lacrime, le situazioni difficili che conosco. Mi ripeto: “l’Amore non è amato” in compagnia di San Francesco e chiedo perdono per me e per il mondo. Già è passata un’ora e più, ancora non c’è nessuno ma mi sento circondata di “gente”, altro che solitudine e noia.  Ringrazio Dio per la mia vocazione, per la chiamata, per il SI di Colui che mi ama così come sono e che anche quando sono sola percepisco la Sua presenza e la sua spinta alla preghiera, all’azione, al vivere il tempo come dono impegnandolo nei migliori dei modi per il bene dei fratelli. La signore ha finito, si avvicina e mi dice: “Mi dispiace, ti ho fatto aspettare tanto” le rispondo: “Il tempo è volato, sono stata in ottima compagnia”.

Maria Francesca Ragusa

La solitudine come incontro
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