La mia consacrazione tra i banchi di scuola

Un mondo da scoprire quello scolastico… È un mondo! Fatto di una piccola società.
Cosa mi porta lì? La mia stessa scelta di vita che é maturata, cresciuta in quell’ambito e grazie ad esso.
Le migliori battaglie si vincono sui banchi di scuola. Sì, perché lì si impara ad esercitare la volontà, la pazienza, il pensiero, a vivere le amicizie e la solitudine etc. Sono virtù e dimensioni necessarie per diventare un uomo e una donna… esercitare una professione come quella dell’insegnante da oblata apostolica mi ha portato all’inizio a decidere immediatamente di dare chiarezza al mio ruolo di docente in una classe, con i colleghi con il personale e con i genitori oltre che con gli educatori e gli esperti. Non ho avuto difficoltà a dare lo spazio giusto a chi ero in classe e fuori dalla classe. Gli alunni hanno sempre percepito la stessa persona sia a scuola che fuori nell’ambito formativo della parrocchia e del Movimento Pro Sanctitate. I miei alunni hanno sempre partecipato alle iniziative proposte. La scuola e il Movimento e le varie attività formative, umane e spirituali non sono altro che una continuazione, un’applicazione in diretta nella loro vita. È possibile vivere la propria consacrazione a scuola? Direi di sì, sì perché formi e sei formata dal rapporto che instauro con gli alunni, sì per l’offerta continua per ognuno di loro, sì perché devi levigare il carattere, la modalità con cui dire le cose, devi andare dentro di te e scoprire chi sei anche nelle zone più buie e più difficili da accettare perché il rapporto con loro ti mette sempre allo scoperto e non si può far finta che non ci siano… È un sì totale di se stessi a Dio per loro… L’azione apostolica passa e attraversa la tua vita come un’auto attraversa un’autostrada… Vorrei mostrarvi alcune perle preziose che, nel corso di questi 12 anni mi son portata nel cuore ed ho cercato e cerco anche adesso di coltivare nella mia azione di educatrice!!!

1. La curiosità: Vorrei morire con la mente di un bambino perché é il più grande dei ricercatori (Piaget). I ragazzi sono la meraviglia del creato ed hanno una meraviglia dentro: la vita, vista con gli occhi dello stupore, basta pigiare il tasto della loro interiorità… Per me essere oblata a scuola ha significato e significa tutt’ora questo, aiutare i ragazzi a scoprire che hanno un paesaggio interiore dentro di cui non vergognarsi ma da far emergere con cura e delicatezza. La loro storia, il loro modo di pensare, le loro domande sulla vita e sul dolore, tutto ha un sapore di novità, di umanità di spiritualità da forgiare, domare e innalzare a Dio.

2. L’identità: Sii sempre il meglio di ciò che sei. Cerca di scoprire il disegno che sei chiamato ad essere, poi mettiti a realizzarlo nella vita. (M. Luther King). Sì é l’altezza e la statura che ogni ragazzo ricerca ininterrottamente. Ogni alunno vuole sapere chi è se é vero che quello che sente e sperimenta é giusto, é esatto, se può fidarsi di ciò che sente nel corpo, nell’anima e nella mente. Molti nascono originali ma muoiono come fotocopie, diceva Carlo Acutis, questa originalità é la scintilla divina che ogni giorno metto nella fucina dello Spirito santo per ogni alunno che incontro, anche quelli più difficili, anzi con quelli, ammetto che sono costretta a lavorare di più su me stessa e, non essere parziale, selettiva, negativa e distruttiva facendo preferenze, innalzando alcuni e denigrando gli altri. Questo per me è un pericolo costante che può ferire l’identità di ciascuno e farmi ergere a giudice o peggio a giustiziere.

3. La bellezza: La Luna ci racconta che la bellezza è inscindibile dalle ombre: l’ombra terrestre può persino eclissarla, ma in realtà è sempre lì, intera. Ci sono giorni in cui l’ombra offusca i volti delle persone a cui vogliamo bene e non le riconosciamo più, e rende opache le nostre relazioni, stanche e ripetitive. (Alessandro D’Avenia). Non é facile per i ragazzi preadolescenti riuscire a vedere la bellezza come un insieme di luci e ombre, l’adolescente sperimenta una bellezza legata a ciò che vede e sente con i sensi; é necessario mostrare loro una bellezza che va verso il fondo del cuore: é il tempo in cui aiutarli a scorgere ciò che non vedono in loro, insegnare ad amare la loro diversità, la particolarità, ad esprimere la bellezza che hanno dentro, i sentimenti, le emozioni e dare il nome a ciò che sperimentano… La scrittura mi permette di metterli in gioco con ciò che sono, perché scrivere non é altro che fare l’autoritratto di sé stessi. Io mi presento per ciò che sono attraverso l’arte dello scrivere… La scrittura mi permette di aiutarli a fare silenzio, a stare con sé stessi, a meditare; sono azioni che conosco io, loro si limitano ad eseguire per fiducia quanto loro richiesto, ma, una volta sperimentato ritornano a chiedere di provare… Non saprò mai quanto la mia donazione sarà stata efficace, ma so quanto la grazia accompagnata dalla fede in Lui compie davanti ai miei occhi stupiti e riconoscenti per questo miracolo che si realizza davanti a me! Grazie Dio!

Alfina Pellegrino

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