In ascolto di padre Guglielmo

Quante volte glielo abbiamo sentito ripetere, con vigore e tenerezza insieme … quasi un ritornello che puntualmente riaffiorava sulle sue labbra! E non era solo una parola, o due: era un vibrante sentimento spirituale e umano, un atto di fede maturo nel Cristo totale, Capo e Corpo, mistico e sociale, storico ed eterno.  Quasi uno slancio mistico, potente, commovente, strettamente unito a una limpida profonda conoscenza teologica.  Ma soprattutto era la sostanza della sua obbedienza, del suo affidamento, della sua offerta anche sacrificale, nello spirito della Redenzione. Cum Petro, diceva prima, e cum Ecclesia, aggiungeva subito dopo, come un paradigma di due dimensioni che non potevano, non dovevano essere separate. E noi, dal tono della sua voce, capivamo che a fondamento del suo amore per il Papa, di ogni Papa – volentieri usava la famosa espressione di Santa Caterina da Siena: “il dolce Cristo in terra” – e della sua incondizionata adesione al ministero petrino, stava il suo essere e sentirsi radicalmente Chiesa.

 

Chiesa una, santa, cattolica, apostolica, romana, come appunto amava ripetere e approfondire in diverse occasioni. L’appellativo su cui si soffermava con maggiore frequenza – senza sottacere gli altri aspetti – era, ovviamente, quello della santità, così consono al carisma che portava dentro, quasi creatura vivente da custodire gelosamente e da affidare a noi in tutta umiltà. Ma accanto a questo, nel fervore di rinnovamento post-conciliare, andava privilegiando sempre più la visione della Chiesa-famiglia (cfr il ritiro del 1988 La Chiesa), in cui venivano a innestarsi in perfetta sintonia la vita fraterna nell’Istituto e la concezione di Betania “aperta” (cfr Costituzioni, 97-102).  

Fondamentalmente siamo nate e cresciute così, noi Oblate Apostoliche, in questa fede e con questi sentimenti: una eredità di cui dobbiamo essere grate al Buon Dio e attraverso cui possiamo essere quelle piccole “risonanze” di fedeltà così necessarie di fronte al mondo, oggi più che mai. Sebbene in alcuni momenti non siano mancate anche tra noi punte critiche e resistenze – forse per una visione un po’ troppo orizzontale di Chiesa, per le tensioni che remano contro, per i tempi che mutano continuamente, per la nostra stessa povertà – ci convince e ci rafforza la bella testimonianza lasciataci da padre Guglielmo.

Ci bastano le parole da lui pronunciate fino agli ultimi giorni, parole toccanti che tutte noi abbiamo fisse nella mente e incise nel cuore: “Preferisco sbagliare nella Chiesa, piuttosto che essere nella verità fuori di essa”; “Sono nato e cresciuto nella Chiesa, mia madre, e desidero morire nella Chiesa”.

Amen!

Marialuisa Pugliese