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Vivere in pienezza!

Istituto Secolare delle Oblate Apostoliche

Vivere in pienezza!

Il testo “La spiritualità del Movimento Pro Sanctitate“ è la raccolta di alcune istruzioni sulla “Spiritualità Pro Sanctitate” dettate dal Servo di Dio Guglielmo Giaquinta durante il corso di formazione per gli animatori Pro Sanctitate svolto nel 1980. Nel corso del tempo è diventato il testo di riferimento per conoscere i punti essenziali della Spiritualità Pro Sanctitate, qui descritta in sei punti, nei quali emerge l’origine trinitaria della vocazione alla santità e la sua dimensione ecclesiale e comunitaria.
Il brano proposto contiene alcuni punti chiave della riflessione di Giaquinta sulla dimensione universale della vocazione alla santità. Dopo aver descritto sinteticamente in cosa si possa identificare la santità, il Servo di Dio indica le quattro dimensioni nelle quali la santità si realizza (personale, familiare, comunitaria e sociale) e che costituiscono una delle più interessanti intuizioni del suo carisma: la santità non è solo una qualità interiore e spirituale, ma si irradia e trasforma la realtà nella quale il santo abita.

La dottrina della universale chiamata alla santità appartiene alla Chiesa: il Concilio Vaticano II ce ne ha dato la conferma nel V capitolo della Lumen Gentium. Tutti quindi nella Chiesa devono sentirsi coinvolti nella attuazione di tale V capitolo. In esso, però, la universalità della vocazione alla santità viene presentata come fatto personale. […] Il Movimento Pro Sanctitate, per ciò che riguarda la sua capacità e validità apostolica, sarà valutato in relazione alla convinzione che i membri mostreranno di avere circa il messaggio che annunciano e la coerenza della loro vita con tale messaggio. Se non crederanno e non aderiranno con la vita a ciò che diffondono, presto o tardi le persone che li ascoltano avranno la percezione della loro interiore povertà.
L’essere quindi coinvolti in prima persona nella chiamata personale alla santità è elemento essenziale, fondamentale dell’apostolato Pro Sanctitate. Non semplicemente, però, ciascuno di noi è chiamato alla santità, ma tutta l’umanità.
Tutti sono chiamati a diventare santi secondo la misura delle proprie possibilità, tutti devono tendere alla pienezza dell’amore di Dio.
Occorre prima di tutto dire che la chiamata all’amore e alla pienezza dell’amore nasce dal rapporto di creature che sono state portate all’essere da Dio, dal suo infinito amore.
Questa pienezza non significa dunque solo salvarsi ma diventare santi.
A questo punto può essere opportuno fermarsi a considerare che cosa sia la santità.
La santità è la pienezza dell’amore come corrispondenza all’infinito amore di Dio. Tale principio è valido sia per i cattolici e per i cristiani, sia per chi sta al di fuori del cristianesimo (secondo alcuni sarebbe valido perfino per gli atei). La santità dunque è corrispondenza all’infinito amore di Dio.
La santità è, ancora, piena conformazione ai piani di Dio, ovvero adesione a tali piani, a diversi livelli: di pensiero, con l’adesione della mente e della conoscenza al suo messaggio; di volontà, facendo la volontà di Dio: sia fatta la tua volontà, non la mia (Lc 22, 42b), Io faccio sempre ciò che piace a Lui (Gv 8, 29b), il mio cibo è fare la volontà del Padre (Gv 4, 34); del cuore perché la volontà di Dio deve essere non sopportata pesantemente come un giogo che schiaccia, ma amata, forse con amore insensibile, e fondato su una profonda adesione del nostro essere alla divina volontà; di vita, con una conformazione della propria esistenza.

Un uomo che aderisce alla volontà di Dio a livello di pensiero, di volontà, di cuore, di vita noi lo chiamiamo santo.
La santità, inoltre, è il processo di cristificazione, cioè di conformazione a Cristo. Noi conosciamo il pensiero e le virtù di Cristo e Cristo ci invita: Imparate da me (Mt 11, 29); S. Paolo aggiunge: «Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesú» (Fil 2, 5). Noi cerchiamo di ricopiare in noi Cristo; tale processo di cristificazione è un processo di avvicinamento al Padre che avviene per opera dello Spirito Santo. Si tratta di un processo graduale, di un cammino di santità.
Altro aspetto della santità è la piena docilità allo Spirito Santo che agisce interiormente e dà le mozioni interiori grazie attuali, quale aiuto per attuare le quattro virtù cardinali e le tre virtù teologali.
Si può dire che il santo è colui che realizza la sua vocazione trinitaria: la vocazione al Padre, vivere in grazia, a Cristo, vivere nella Chiesa, allo Spirito, attuare il progetto personale che Dio ha su di lui e lo Spirito Santo vuole porre in atto.


Realizzare tale vocazione trinitaria vuol dire credere che siamo chiamati non solo a salvarci dal peccato e dalla pena eterna, ma a diventare santi. La descrizione ora fatta della santità è abbastanza ampia e riguarda l’ordine personale, familiare, comunitario, sociale.
Lo sguardo di amore di Dio non è uno sguardo che passa, così come un raggio di luce che tutto tocca senza fermarsi su alcun oggetto: lo sguardo di Dio si posa su ciascuno di noi.
È uno sguardo dunque personale. Paolo direbbe: dilexit me – ha amato me (Gal 2, 20b), che ricorda l’atteggiamento di Gesù nel Vangelo nei confronti del giovane ricco avendolo guardato profondamente lo amò (Mc 10, 2 1).
Questa è la santità personale che deve diventare santità irradiativa per una duplice irradiazione, apostolica e missionaria giacché si tratta di una realtà che non è possibile conservare egoisticamente dentro di noi.
C’è poi la santità familiare. La famiglia è una realtà che oggi si va deteriorando. Anche per questo il Movimento Pro Sanctitate sente l’esigenza di sottolineare l’importanza della santità familiare, giacché è facile distruggere l’unità di una coppia o di una famiglia che non abbia come centro o come base Dio, molto meno facile fare questo se esse sono radicate nell’amore di Dio e quindi nella spiritualità familiare.
Con l’espressione santità familiare non si intende far riferimento semplicemente ad atteggiamenti morali e religiosi della coppia e della famiglia, di cui questi costituiscono il fondamento, ma andare più in là e parlare dei grandi ideali spirituali, apostolici, missionari che devono animare la coppia o la famiglia. […]
Non dimentichiamo però la santità comunitaria, intendendo per comunità, in primo luogo la Chiesa alla quale, come a modello, si deve far riferimento in una qualsiasi comunità.
Per comprendere il concetto della santità sociale occorre considerare il contesto sociale in cui viviamo. Noi siamo i santi di Dio, i chiamati alla pienezza dell’amore, di fatto, però, viviamo nella città di Satana alla quale noi cerchiamo di dare, un volto meno ingiusto e, nella migliore delle ipotesi, un volto giusto. Non può certo essere questa una città di santi e c’è da chiedersi se, in quanto chiamati alla santità, non dobbiamo piuttosto riuscire a pensare e a costruire un tipo di città nella quale si possa vivere da fratelli, da chiamati alla santità. (G. Giaquinta, La spiritualità del Movimento Pro Sanctitate, 47-56)

Passi di fraternità

  • La santità è una chiamata universale: come far risuonare questo annuncio? Come farlo diventare stile e progetto di vita, di azione, di impegno?
  • Santità personale, familiare, comunitaria, sociale: come curare queste dimensioni? Quali impegni possono scaturire dalla consapevolezza che la santità è un cammino da compiere insieme?

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